La più conosciuta e pericolosa è la meningite, ma nel novero delle malattie pneumococciche invasive (IPD) troviamo anche la polmonite batteriemica e la sepsi, mentre fra le non invasive vi sono polmonite, otite media, sinusite e bronchite. In comune hanno l'impatto, grave se non drammatico, sulla vita delle persone, bambini ed anziani in particolare. All'origine di tutto c'è un batterio, lo Streptococcus pneumoniae, causa ogni anno nel mondo di quasi un milione di decessi in bambini sotto i 5 anni. Per quanto riguarda l'andamento epidemiologico di tutte le IPD in Italia, uno studio condotto nel 2008 ha dimostrato un'incidenza di 55,8 su 100.000 in bambini sotto l'anno di età e di 51.8 su 100.000 in bambini sotto i 2 anni. Ma è la meningite a far più paura. E in questo caso i numeri, perlomeno quelli disponibili, parlano di una media di 900 casi di meningite batterica all'anno in Italia, un terzo dei quali dovuti a pneumococco, con un tasso di mortalità del 20%: 1 bambino su 6. Si calcola inoltre che il 25-56% di chi sopravvive alla patologia soffrirà di sequele neurologiche e invalidità a lungo termine: i neonati e i bambini hanno maggiori probabilità di manifestare attacchi epilettici, deficit uditivi, difficoltà di apprendimento e problemi comportamentali, rispetto ai fratelli sani. Secondo gli esperti i numeri ufficiali sono però sottostimati per mancanza di notifiche regionali. In più studi recenti hanno mostrato un aumento di 5-10 volte l'incidenza delle IPD se i metodi tradizionali colturali (ovvero la ricerca e l'isolamento dello pneumococco dal sangue o dal liquor) vengono sostituiti da indagini molecolari, che determinano la presenza del DNA batterico e non richiedono la coltivazione del germe in vitro. Da alcuni anni le IPD possono essere prevenute grazie alla vaccinazione. Fino a ieri con un vaccino in grado di rispondere a 7 dei 15 maggiori sierotipi pneomococcici in circolazione. Da oggi con un vaccino, Synflorix, capace di far fronte ad ulteriori 3 ceppi, l'1, il 5 e il 7F, associati ad un elevato livello di invasività. | |
18/09/2009 "Streptococcus pneumoniae, detto comunemente pneumococco - spiega la prof.ssa Elisabetta Franco, Ordinario di Igiene all'Università di Roma Tor Vergata - è un batterio presente nel rinofaringe di adulti e di bambini. La flora rinofaringea si forma durante il primo anno di vita ed è in continuo cambiamento. I batteri che risiedono comunemente nel rinofaringe (pneumococco, menigococco, emofilo, ecc) vengono acquisiti, eliminati e riacquisiti molte volte nel corso della vita, soprattutto nei bambini che frequentano l'asilo o la scuola. Tuttavia, quando si creano le condizioni predisponenti (da un comune raffreddore ad una grave malattia debilitante), i microrganismi presenti nel rinofaringe possono diffondersi nell'orecchio, nei seni paranasali, nel tratto respiratorio inferiore, causando l'insorgenza di otite media, sinusite o polmonite, e/o possono penetrare nel circolo ematico provocando lo sviluppo di malattie invasive gravi, fra cui la meningite, la polmonite batteriemica e la sepsi". Uno dei fattori di virulenza, che permettono allo pneumococco di aggirare le difese immunitarie dell'organismo, è la capsula polisaccaridica che lo riveste. La struttura dei polisaccaridi di cui la capsula è composta determinano la specificità antigenica del singolo pneumococco che viene generalmente indicata come "sierotipo". La sierotipizzazione (ovvero la determinazione del sierotipo) è importante dal punto di vista della sanità pubblica perché permette di monitorare, seppure in maniera generale, i tipi di pneumococco che circolano nella comunità. In questo contesto si instaura la vaccinazione, la cui valenza e importanza è a detta degli esperti duplice. La diffusione e la gravità delle malattie invasive causate dallo pneumococco giustificano di per sé la vaccinazione. Inoltre, la vaccinazione anti-pneumococcica, laddove si riesca a raggiungere coperture vaccinali elevate genera un ulteriore vantaggio per la collettività, la cosiddetta "immunità di gregge". In poche parole, se viene vaccinata una cospicua parte dei nuovi nati in una comunità si ottengono dei benefici in termini di riduzione delle patologie pneumococciche anche in chi non è stato vaccinato, sia bambini ma soprattutto adulti e anziani. "Synflorix - prosegue la prof.ssa Franco - è un vaccino polisaccaridico coniugato e le novità che presenta sono sostanzialmente due: contiene 10 sierotipi di pneumococco e dunque 3 sierotipi in più del vaccino oggi disponibile. I sierotipi aggiuntivi, 1, 5 e 7F, sono responsabili di forme gravi di IPD e sono emergenti anche in Italia negli ultimi anni. In secondo luogo Synflorix è costituito da un nuovo carrier che è la proteina D dell'emofilo non tipizzabile. Uno studio clinico ha già dimostrato la capacità della proteina D di prevenire le otiti medie acuta da emofilo non tipizzabile e sono in corso ulteriori studi clinici di numerosità molto ampie per confermare questo dato. In sintesi, direi che nell'immediato la consistente novità introdotta dal vaccino Synflorix è che possiamo allargare la protezione dei nostri bambini dalle IPD (e dalle otiti pneumococciche) a 3 sierotipi in più, l'1, 5 e 7F che sono responsabili di patologie gravi e che sono in continuo aumento in Italia". Su Synflorix sono stati condotti anche studi di Health Technology assessment (HTA), al fine di analizzare le potenzialità del prodotto nel contesto della situazione epidemiologica, clinica, economica ed organizzativa italiana e porre le basi per affrontare le problematiche relative alla rimborsabilità del prodotto e al suo impiego nel contesto del Piano Nazionale Vaccini. "La modellizzazione matematica degli effetti della vaccinazione con Synflorix - dice il prof. Walter Ricciardi, direttore dell'Istituto di Igiene dell'Università Cattolica di Roma - ha mostrato il considerevole guadagno di salute ottenibile sulle patologie invasive da pneumococco (riduzione del 12% rispetto a PCV-7, il vaccino attualmente in commercio ndr), le polmoniti (-3% rispetto a PCV7) e le otiti medie (-9% rispetto al PCV-7), alla luce dell'incremento della copertura delle patologie invasive da pneumococco che il vaccino permette (circa il 15%)". "A livello nazionale - conclude il prof. Ricciardi - la vaccinazione anti pneumococcica è attualmente raccomandata solamente per le categorie "ad alto rischio"; ciò nonostante, la maggior parte delle regioni italiane ha già implementato la vaccinazione attiva e gratuita di tutti i nuovi nati. Questa strategia è fondamentale in quanto è proprio al di sotto dei 2 anni di età che la patologia invasiva è più frequente e quindi è assolutamente necessario vaccinare i bambini il prima possibile; proprio per questo in queste regioni la vaccinazione viene eseguita insieme al vaccino esavalente, così da raggiungere facilmente elevate coperture vaccinali. L'ingresso di questo nuovo vaccino nel panorama delle vaccinazioni pediatriche potrà sicuramente favorire l'introduzione della vaccinazione antipneumococcica di tutti i nuovi nati in quelle regioni dove questa strategia non è stata ancora implementata, anche alla luce dell'estensione della protezione ad altri tre ceppi. Un altro vantaggio è rappresentato dalla continuità della fornitura: avere due fornitori, seppur con vaccini differenti, permette alla Sanità Pubblica una continuità di fornitura fondamentale quando si effettuano campagne di vaccinazioni estese e soprattutto un notevole risparmio derivante dal mettere in competizione due concorrenti". |